• New breeding techniques, 85 centri di ricerca contro la sentenza Ue

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    La comunità scientifica in campo contro la Corte di Giustizia europea. Più di 85 fra enti e istituti di ricerca europei hanno sottoscritto un position paper in cui criticano duramente la recente decisione dei giudici di equiparare agli Ogm i prodotti vegetali modificati con le nuove tecniche di ingegneria genetica. “Da un punto di vista scientifico, una decisione che non ha senso”, si legge nel documento. La sentenza - spiegano i firmatari - avrà conseguenze negative e di vasta portata per l'agricoltura, la società e l'economia.

    Uno stop alle nuove tecniche
    Lo scorso 25 luglio la Corte di giustizia europea ha deciso che gli organismi ottenuti mediante l’utilizzo di moderne tecniche di mutagenesi, come CRISPR ad esempio, non sono diversi dagli organismi geneticamente modificati. Pertanto sono disciplinati dalla legislazione europea in materia di Ogm. Si tratta di una legislazione composta da una serie di disposizioni che i sostenitori del position paper giudicano “rigide” e che “non riflette correttamente lo stato attuale delle conoscenze scientifiche”.
    Destinatari del documento sono le autorità europee, invitate apertamente a modificare la normativa sugli Ogm per restare al passo con i progressi delle biotecnologie in agricoltura. In questo modo gli organismi modificati con le New breeding techniques (Nbt) rientrerebbero nel regime regolatorio che si applica alle colture generate in modo convenzionale. In più è necessaria una più ampia revisione della legislazione su Ogm e Nbt che “rifletta correttamente il progresso scientifico”.

    Perché utilizzare le new breeding techniques
    I ricercatori europei sottolineano la sicurezza degli organismi modificati con le Nbt. Questi organismi non contengono geni estranei e sono stati sottoposti a semplici e mirate modifiche: “Recenti fondamentali scoperte nella ricerca in biologia permettono di sapere esattamente dove avverrà la modifica e di prevedere in modo più accurato gli effetti di tali modifiche. Ecco perché queste tecniche sono chiamate ‘di precisione’. Inoltre nella coltura finale, a differenza degli Ogm, non è presente alcun Dna proveniente da specie non correlate”.
    La crescita esponenziale della popolazione, i cambiamenti climatici, l’impatto che l’agricoltura ha sull’ambiente mettono il settore e la comunità scientifica di fronte alla sfida della sostenibilità, una sfida che deve essere affrontata anche con gli strumenti offerti dalla ricerca come le nuove biotecnologie. Modificare le colture con le nuove tecniche di editing genetico può ad esempio “aiutare i coltivatori a minimizzare l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi. L’ingegneria genetica di precisione può anche contribuire a cucire su misura certe colture a determinate aree alla luce dei fattori ambientali di una certa regione. Ad esempio avere colture resistenti alla siccità potrebbe portare a un maggior rendimento senza aumentare i terreni coltivabili”.

    Quali implicazioni dalla sentenza?
    Secondo i firmatari dell'appello la sentenza impone uno stop alla ricerca e all’innovazione, penalizzando i coltivatori europei, con un impatto rilevante sull’economia. Gli agricoltori europei non potranno sfruttare una nuova generazione di varietà più resistenti al clima ma anche di miglior sicurezza e qualità. Per via dell’aumento delle temperature, molti parassiti delle aree meridionali del pianeta si stanno rapidamente diffondendo altrove: “Silenziare alcuni geni potrebbe rendere le colture resistenti alle malattie senza l'uso di pesticidi. Questo discorso si applica in particolare alle colture a riproduzione asessuata come banane, fragole e patate”.
    Lo svantaggio per l’Europa sarà anche di natura competitiva. Nell’Unione europea - sottolineano i firmatari del position paper - sono molte le realtà imprenditoriali e le startup attive nel settore del biotech. La decisione della Corte di giustizia europea costringerà però le aziende a dover far fronte a processi regolatori molto lunghi e costosi comportando così un allontanamento da un settore considerato ad alto rischio e favorendo la fuga di cervelli fuori dall’Europa.
    La possibilità di sviluppare colture geneticamente modificate, sostenibili da un punto di vista finanziario, sarà dunque appannaggio solo delle grandi multinazionali. L’Europa resterà indietro rispetto a quegli Stati che hanno disposizioni meno rigide in materia: “Qui università, istituzioni e piccole aziende sono pronte a guidare la rivoluzione dell’ingegneria genetica di precisione in agricoltura. Ad esempio negli Stati Uniti i regolatori non considerano le colture geneticamente modificate un problema nella misura in cui non contengono geni estranei e perciò non sono geneticamente differenti da colture ottenute attraverso processi di breeding tradizionale. Come risultato le colture così modificate arriveranno presto sul mercato americano. Nel frattempo i costi di produzione relativamente più bassi in aree extra europee porteranno a maggiori importazioni di cibo e mangimi in Europa”.


    I firmatari del position paper

    Austria
    Magnus Nordborg, direttore scientifico del Gregor Mendel Institute
    Hubert Hasenauer, rettore, e Christian Obinger, vicerettore per la ricerca e l’innovazione della University of Natural Resources and Life Sciences di Vienna
    Wolfgang Knoll e Anton Plimon, direttori dell’Austrian Institute of Technology
    Thomas Herzinger, presidente, e Jiri Friml, group leader dell’Institute of Science and technology

    Belgio
    Jo Bury e Johan Cardone, direttori di VIB
    Dirk Inzé, direttore scientifico, di VIB-UGent Center for Plant Systems Biology
    Joris Relaes, amministratore generale dell’Institute for Agricultural and Fisheries Research
    Luc Sels, rettore della Katholieke Universiteit di Lovanio
    Rik Van de Walle, rettore dell’Università di Ghent
    Claire Périlleux, professore dell’Università di Liegi
    François Chaumont, professore dell’Université catholique di Louvain
    Geert Angenon, professore della Vrije Universiteit di Bruxelles
    Nathalie Verbruggen, professore della Libera Università di Bruxelles

    Bulgaria
    Atanas Atanassov, professore del Joint Genomic Centee
    Ivan Atanassov, direttore dell’Agrobioinstitute

    Cipro
    Vassilis Fotopoulos, professore della Cyprus University of Technology

    Repubblica Ceca
    Karel Riha, vice direttore per la Ricerca del Central European Institute of Technology
    Tomáš Zima, rettore della Charles University di Praga
    Martin Vagner, direttore dell’Institute of Experimental Botany
    Jiri Hasek, direttore dell’Institute of Microbiology; Jana Peknicova, direttore dell’Institute of Biotechnology; Eva Bartova, direttore dell’Institute of Biophysics; Frantisek Foret, direttore dell’Institute of Analytical Chemistry; Jan Kopecky, direttore dell’Institute of Physiology; Frantisek Marec, direttore dell’Institute of Enthomoly; Libbor Grubhoffer, direttore dell’Institute of Plant Molecular Biology, della Czech Academy of Sciences
    Ivo Frébort, direttore esecutivo del Centre of the Region Haná for Biotechnological and Agricultural Research
    Vojtech Adam, vice rettore della Facoltà di Scienze agricole della Mendel University di Brno

    Danimarca
    Poul Erik Jensen, direttore, Svend Christensen, capo del Dipartimento di Scienze ambientali e vegetali, del Copenaghen Plant Science Center
    Jens Stougaard, professore dell’Università di Aarhus

    Estonia
    Mati Koppel, direttore dell’Estonian Crop Research Institute
    Ülle Jaakma, vice-rettore, e Ülo Niinemets, presidente del Crop Science and Plant Biology, dell’Estonian University of Life sciences
    Erkki Truve, direttore di programma Chemistry and Gene Technology, Tallinn University of Technology
    Hannes Kollist, professore dell’Università di Tartu

    Finlandia
    Kirsi-Marja Oksman, direttore della ricerca, Antti Vasara, Ceo e presidente, di VTT Technical Research Centre
    Jari Niemelä, rettore dell’Università di Helsinki
    Johanna Buchert, presidente e Ceo di Luke-Natural Resources Institute Finland
    Kalervo Väänänen, rettore dell’Università di Turku

    Francia
    Pascal Genschik, direttore della ricerca dell’Institut de biologie moléculaire des plantes del Centro nazionale della Ricerca scientifica
    Martin Crespi, direttore dell’Institut des Sciences des Plantes de Paris-Saclay e membro di Science des Plant de Saclay
    Herman Höfte, direttore di ricerca dell’Institut national de la recherche agronomique, Saclay Plant Science
    Loïc Lepiniec, group leader dell’Institut Jean-Pierre Bourgin di Versailles responsabile di Science des Plant de Saclay

    Germania
    Ralph Bock, direttore del Max Planck Institute of Molecular Plant Physiology
    Geourge Coupland, direttore del Max Planck Institute for Plant Breeding Research
    Detlef Weigel, direttore del Max Planck Institute for Developmental Biology
    Andreas Meyer, Frank Hochholdinger, Peter Dörmann, Gabriel Schaaf, professori dell’Università di Bonn
    Claus Schwechheimer, responsabile di Biologia dei Sistemi vegetali della Technische Universität di Monaco
    Karl-Josef Dietz, presidente della German Society of Plant Science
    Pascal Falter-Braun, direttore dell’Institute of Network Biology, e Klaus Mayer, professore, dell’Helmholtz Zentrum di Monaco
    Johannes Herrmann, presidente della Germany Society for Biochemistry and Molecular Biology
    Stefan Schillberg, responsabile della Divisione di Biotecnologia molecolare del Fraunhofer Institute for Molecular Biology and Applied Ecology IME
    Andreas Weber, professore presso il Cluster of Excellence on Plant Sciences
    Andreas Graner, direttore del Leibniz Institute of Plant Genetics and Crop Plant Research (IPK) Karin Schumacher, Thomas Greb, Rüdiger Hell, Ingrid Lohmann, Jan Lohmann, Alexis Maizel, professori del Centre for Organismal Studies di Heidelberg
    Jörg Kudla, Antje van Schaewen, Iris Finkemeier, Michael Hippler, Bruno Moerschbache, Markus Schwarzländer, Dirk Prüfer, professori dell’Institute of Plant Biology and Biotechnology dell’Università di Münster
    Marja Timmermans, direttore del Center for Plant Molecular Biology dell’Università di Tubinga

    Ungheria
    Ferenc Nagy, direttore generale del Biological Research Centre dell’Hungarian Academy of Sciences

    Italia
    Gennaro Ciliberto, presidente della Federazione italiana Scienze della vita
    Luca Sebastiani, direttore dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola superiore Sant'Anna
    Marco Perduca, coordinatore di Science for Democracy
    Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni
    Andrea Schubert, presidente della Società italiana di Biologia vegetale
    Alessandro Vitale, group leader dell'Istituto di Biologia e biotecnologia agraria del Centro Nazionale delle Ricerche
    Gianpaolo Accotto, direttore dell'Istituto per la Protezione sostenibile delle Piante
    Mario Pezzotti, presidente della Società italiana di Genetica agraria
    Roberto Tuberosa, Plants for the Future – Piattaforma di tecnologia italiana

    Lituania
    Gintaras Brazauskas, direttore del Lithuanian Research Centre for Agriculture and Forestry

    Olanda
    Sjef Smeekens, Rens Voesenek, Corné Pietrese, George Kowalchuk, Ronald Pirsik, Guido van den Ackerveken, professori dell’Università di Utrecht

    Polonia
    Marta Koblowska, docente della facoltà di Biologia, Andrzej Jerzmanowski, professore dell’Università di Varsavia
    Jacek Hennig, professore dell’Institute of Biochemistry and biophysics della Polish Academy of Sciences

    Portogallo
    Elena Baena-González e Paula Duque, Instituto Gulbenkian de Ciência
    Margarida Oliveira, professore dell’Instituto de Tecnologia Química e Biológica di Lisbona
    Rui Malhó, professore dell’Università di Lisbona

    Romania
    Antonia Ivascu, direttore esecutivo di Romanian Seed Industry Alliance
    Lizica Szilagyi, professore dell’Università di Scienze agronomiche e veterinaria di Bucarest

    Spagna
    Pablo Vera, direttore dell’Istituto di Biologia molecolare e cellulare delle piante
    Vicente Pallàs, presidente della Società spagnola di Fisiopatologia
    José Pío Beltran, professore dell’Istituto di Biologia molecolare e cellulare delle piante
    José Luis García, direttore, e Juli Pereto, vice direttore dell’Istituto per la Biologia dei sistemi integrativi
    Fernando Rojo, direttore del Centro Nacional de Biotecnologia
    José Luis Riechmann, direttore, Josep Casacuberta, professore associato, del Centre for research in agricultural genomics, Pere Puigdomènech, professore del Consiglio superiore di Ricerca scientifica
    Juan Carlos del Pozo, vice direttore del Centro de Biotecnología y Genómica de Plantas
    Paul Christou, docente dell’Università di Lleida
    Rosa Maria Cusido Vidal, professore della Università di Barcellona
    Francisco Juan Martinez Mojica, professore dell’Università di Alicante
    Jordi García-Mas, direttore scientifico di IRTA (Centre de Recerca en Agrigenòmica CSIC-IRTA-UAB-UB)
    Francisco Javier Cejudo, direttore dell’Istituto di Biochimica Vegetale e fotosintesi di Siviglia

    Slovacchia
    Eva Čellárová, responsabile del Dipartimento di Genetica, Pavol Jozef Šafárik, dell’Università di Košice
    Anna Bérešová, direttore del Centro di Scienze vegetali e biodiversità della Slovak Academy of Sciences

    Slovenia
    Špela Baebler, presidente della Slovenian Society of Plant Biology
    Matjaž Kuntner, direttore del National Institute of Biology
    Jana Ambrožič-Dolinšek, professore dell’Università di Maribor

    Svezia
    Ove Nilsson, direttore dell’Umea Plant Science Centre
    Panagiotis Moschou, professore della Swedish University of Agricultural Science di Uppsala
    Erik Alexandersson, direttore di PlantLink
    Eva Sundberg, presidente del Linnean Centre of Plant Biology di Uppsala

    Regno Unito
    Achim Dobermann, direttore di Rothamsted Research
    Dale Sanders, direttore del John Innes Centre
    David Baulcombe, professore della Università di Cambridge
    Jane Langdale, professore dell’Università di Oxford
    Julian Ma, direttore dell’Institute for Infection and Immunity - St. George’s Hospital Medical School
    Nicholas J. Talbot, direttore esecutivo, e Jonathan Jones, group leader, del Sainsbury Laboratory (Norwich)

    Europa
    EU-Life, alleanza fra tredici centri europei di ricerca scientifica (Austria: Research Center for Molecular Medicine of the Austrian Academy of Sciences (Ce-M-M) - Belgium: Flanders Institute for Biotechnology (VIB) - Czech Republic: Central European Institute of Technology (CEITEC) - Denmark: Biotech Research and Innovation Centre (BRIC) - Finland: Institute for Molecular Medicine Finland (FIMM) - France: Institute Curie - Germany: Max Delbrück Center for Molecular Medicine in the Hemholtz Association - Italy: European Institute of Oncology (IEO) - Portugal: Gulbankian Institute for Science (IGC) - Spain: Centre for Genomic Regulation (CRG) - Switzerland: Friedrich Miescher Institute for Biomedical Research (FMI) - The Netherlands: The Netherlands Cancer Institute - UK: Babraham Institute)
    FESPB, Federazione europea delle Società di Biologia vegetale, che comprende 5000 biologi e ricercatori. Andrea Schubert è il presidente.

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    Vito Miraglia 07-01-2019 Tag: ingegneria geneticagenome editingogmCorte di Giustizia europeaNew Breeding Techniques
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